La finestra come cornice
L'opera d'arte come ritaglio del mondo, orientamento dello sguardo e modo di organizzare lo spazio.
Il quadro concettuale del 15° Festival internazionale di arti visive di Kranj – ZDSLU.
Il tema del festival muove dalle relazioni tra interno ed esterno, spettatore e spazio, opera d'arte e città. La finestra agisce come confine, passaggio, taglio, elemento architettonico e cornice mentale attraverso cui prende forma lo sguardo.
Dalla concezione rinascimentale del dipinto come finestra sul mondo allo schermo contemporaneo, che trasforma lo sguardo quotidiano in un flusso di immagini, la finestra rimane uno dei simboli fondamentali della cultura visiva.
Nelle diverse sezioni espositive, il tema si sviluppa attraverso vari media: pittura, disegno, fotografia, oggetto, installazione, performance, suono e immagine digitale.
L'opera d'arte come ritaglio del mondo, orientamento dello sguardo e modo di organizzare lo spazio.
Tra interno ed esterno, intimo e pubblico, osservazione e partecipazione.
Lo sguardo contemporaneo è spesso mediato dallo schermo, dalla riproduzione, dall'archivio e dall'immagine digitale.
Kranj diventa una rete di sguardi, in cui gallerie, strade e spazi pubblici si uniscono in un percorso del festival.
«Lo sguardo non è mai neutrale. È sempre situato nello spazio, incorniciato dall'esperienza e orientato dalla distanza.»
— punto di partenza del concetto del festival
La concezione del dipinto come finestra aperta, formulata da Leon Battista Alberti nel 1435, ha segnato intere generazioni di pittori. Per artisti come Robert Delaunay, Henri Matisse e Marcel Duchamp, l'«idea della finestra» è stata il punto di partenza per riformulare il proprio modo di intendere il dipinto o per ridefinire radicalmente ciò che un dipinto è. All'inizio del Novecento, la finestra, ridotta al rettangolo della propria cornice, è stata utilizzata come simbolo del tentativo di liberare la pittura dalla sua funzione rappresentativa. Con Fresh Widow, replica di una finestra alla francese (French window), Marcel Duchamp ha postulato nel 1920 il congedo dalla pittura illusionistica. Sia Duchamp sia molti artisti del modernismo classico hanno ripreso le metafore pittoriche «fenestre aperte» (Leon Battista Alberti) e «pariete di vetro» (Leonardo da Vinci), in uso da secoli, collegando l'idea della finestra a quella del dipinto, ma soltanto per mettere in discussione, attraverso un rovesciamento ironico, il concetto classico del dipinto come rispecchiamento del mondo e sostituirlo con una nuova definizione dell'arte.
Le finestre sono aperture che lasciano entrare negli ambienti calore, luce o odori e consentono di guardare verso l'esterno, verso l'interno e attraverso. Sembrano rappresentare una delle costanti antropologiche fondamentali. La parola inglese «window» è attestata per la prima volta all'inizio del XIII secolo e indicava originariamente un'apertura nel tetto. La parola e l'oggetto derivano tuttavia dal latino e hanno una storia relativamente breve: quella di un prestito culturale dalle concezioni di vita mediterranee. In origine, la «finestra» non era affatto pensata come un'apertura attraverso cui far entrare la luce nell'edificio. I palazzi micenei non avevano finestre: la luce giungeva negli ambienti dall'alto. Anche le prime case romane mostrano come si potesse fare a meno delle finestre: l'atrio aperto permetteva alla luce di entrare nell'edificio e illuminare le stanze senza aperture finestrate. Le finestre sono comparse molto più tardi, con l'avvento degli edifici a più piani.
Da ciò possiamo dedurre che nell'antichità le finestre avessero evidentemente una funzione del tutto diversa dall'illuminazione degli ambienti. I templi antichi erano in origine capanne di assi con una sola apertura, attraverso la quale gli àuguri (sacerdoti romani) – al tempo stesso divinatori, interpreti del mondo e sacerdoti – svolgevano i propri riti e le proprie osservazioni e predicevano il destino. L'importanza dell'apertura consisteva nel restringere il campo di osservazione a un ritaglio, concentrando così lo sguardo. Una cornice di questo tipo limitava la prospettiva e, al contempo, la creava.
Come mezzo di comunicazione ottica, le finestre separano l'esterno dall'interno e, nello stesso tempo, instaurano tra questi mondi distinti un passaggio attraverso cui lo sguardo oltrepassa il confine tra fuori e dentro.
Le finestre lasciano passare la luce e rendono possibile la visione. «I mistici nordici del XIV secolo sostenevano che l'essere umano dovesse guardare dentro di sé con gli occhi dello spirito, mentre la metafora della finestra–specchio collega anima e corpo. Il Rinascimento ha conservato, tra l'altro, l'antica concezione dell'occhio come finestra dell'anima: l'occhio che si dice finestra dell'anima, scrive Leonardo». (Jure Mikuž, Zrcaljena podoba, p. 81) L'immagine della finestra è stata dunque associata fin da tempi remoti all'atto del vedere.
Dal XV secolo la finestra è metafora del dipinto. Nel trattato Sulla pittura (De pictura), pubblicato nel 1435 come guida per introdurre i pittori ai principi della costruzione del dipinto, Leon Battista Alberti descrive come inizia a lavorare: «Per prima cosa, sulla superficie che dipingerò, traccio un quadrilatero rettangolo della grandezza che desidero e lo immagino come una finestra aperta attraverso la quale guardo ciò che vi è rappresentato». Con questo «quadrilatero rettangolo», Alberti definisce la cornice e, al contempo, il ritaglio di realtà da registrare. Immagina quindi la cornice come uno spazio vuoto nella parete, in cui inserire un dipinto organizzato secondo le regole della prospettiva centrale.
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, la finestra non è più la metafora dello sguardo sul mondo definita da Alberti, ma diventa un motivo pittorico autonomo o un oggetto. Gli artisti non la utilizzano più come mezzo per creare l'illusione dello spazio o nel senso della mimesis, ma la pongono al centro dell'interesse artistico come campo interpretativo aperto. La finestra diventa uno spazio concettuale attraverso il quale gli artisti esplorano la natura dell'immagine, i meccanismi della percezione, gli aspetti sociologici e culturali e la complessità dello sguardo. L'immagine orienta il nostro sguardo e, a sua volta, lo sguardo contribuisce a creare l'immagine e i suoi significati. Lo sguardo supera così i confini del visibile, diventando spazio dell'esperienza, dell'interpretazione e della riflessione critica.